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Stanza ipogea della villa di Sigmondo

La stanza ipogea della villa di Sigmondo e lo spazio nascosto che Marco Martini scopre dopo l’effrazione notturna nella villa di Sigmondo. Dietro la cucina, una scala conduce a un locale umido e vuoto; al suo interno una porticina di legno massiccio, concava e decorata con motivi moreschi, nasconde un ambiente ancora ignoto.

Il capitolo 96 chiarisce la funzione della stanza ipogea: non e solo un vano nascosto, ma un luogo rituale con pavimento di marmo, spirali, altare, torce e un mobile contenente documenti, libri, denaro, biglietto e replica dell’organo di Gerberto.

  • Si raggiunge da uno stanzino dietro la cucina.

  • La scala conduce a una stanza bassa, umida e muschiata.

  • Una porticina di legno massiccio e decorata con motivi moreschi.

  • La serratura appare meno corrosa dell’ingresso principale.

  • Marco la apre con strumenti da scasso dopo mezzanotte.

  • Le torce sembrano accese da poco.

  • Il pavimento di marmo color panna contiene una spirale ovalizzata.

  • Un altare trapezoidale precede una parete di roccia viva con tracce pittoriche.

  • Il mobile rituale e incorniciato da tre serpenti che si mordono la coda.

  • La scatola di ebano contiene biglietto, denaro e replica dell’organo.

  • Marzo 1919: Marco la individua e forza la porticina durante l’effrazione.